💔 Caso ricina, testimone si presenta in Questura e confessa: “Sono l’a.. Altro…

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Il caso riguarda il decesso per avvelenamento di  Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute a Pietracatella dopo essere state contaminate con ricina. L’indagine della Procura resta aperta per duplice omicidio premeditato e, almeno per ora, non risultano persone formalmente accusate.

Una svolta potrebbe arrivare grazie alla testimonianza di una persona molto vicina alla famiglia, che si è presentata spontaneamente in Questura. Secondo quanto emerso dal programma Dentro la notizia,  avrebbe fornito informazioni considerate rilevanti sui rapporti all’interno del nucleo familiare. Agli investigatori sarebbe inoltre arrivata anche una lettera anonima, ora al vaglio degli inquirenti.

Intanto proseguono gli accertamenti tecnici. Il 29 giugno gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso incontreranno i consulenti nominati dalla Procura, insieme agli specialisti tedeschi coordinati dal tossicologo Carlo Locatelli. Nello stesso periodo sono attesi anche gli esiti definitivi degli esami autoptici.

Nei giorni scorsi è emerso inoltre che una pianta di ricino era presente in un terreno agricolo a circa quindici chilometri dal paese. Il proprietario ha spiegato che veniva coltivata seguendo una tradizione rurale, poiché considerata utile per allontanare le talpe dalle coltivazioni. Il ritrovamento non prova alcun collegamento diretto con il delitto, ma conferma che la pianta era reperibile nella zona.

Un altro fronte investigativo riguarda i rapporti familiari. Un’amica di famiglia è indagata per favoreggiamento personale: avrebbe escluso contrasti domestici, ma una conversazione in chat mostrerebbe il contrario. Dai messaggi, infatti, emergerebbe che Antonella Di Ielsi le aveva confidato difficoltà coniugali e l’intenzione di separarsi dal marito, elementi che gli investigatori stanno approfondendo con particolare attenzione.

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