Il femminicidio di Pamela Genini, la giovane modella uccis* il 14 ottobre a Milano con 76 fendenti dal compagno Gianluca Soncin, è stato caratterizzato da un lungo iter giudiziario e ha scosso, nel profondo, l’Italia intera, anche dopo, per via del giallo della testa trafugata della raga
La sua storia , oramai, la conosciamo tutti. Pamela, come ormai noto, si era trasferita da poco a Milano dal paese di Strozza nella Valle Imagna, in provincia di Bergamo, sino a quando Soncin, 52 anni, che frequentava da un anno, l’ha colpita in un modo disumano, provocandone il decesso nell’appartamento in cui la giovane viveva.
Tra le mura domestiche, al secondo piano dello stabile di via Iglesias, in zona Gorla, la povera Pamela, a soli 29 anni, è andata incontro al suo triste destino, fatta fuori dall’uomo con cui voleva interrompere la relazione. Sognava di andare avanti, di realizzare i suoi progetti, ma quell’uomo che aveva amato, ha posto fine alla sua esistenza e al suo futuro.

La famiglia della Genini, già duramente colpita dal precedente femminicidio e dalla decapitazione di Pamela, si trova ora a fronteggiare un nuovo trauma. Le dichiarazioni degli avvocati parlano di strazio profondo e incredulità, dopo aver appreso le ultime notizie, mentre l’intera comunità resta scossa da una vicenda che sembra non conoscere fine. E’ emerso il nome di Francesco Dolci.
In seconda pagina tutti i dettagli sulla svolta attorno al femminicidio di Pamela Genini che continuano a riservare clamorosi colpi di scena. Clicca su ‘Leggi la seconda parte’ per scoprirli.
Un silenzio irreale avvolge un piccolo cimitero della provincia bergamasca, dove una vicenda già segnata da infinite lacrime, quella del femminicidio di Pamela Genini, si è trasformata in qualcosa di ancora più inquietante, a tratti macabro, come se allo strazio non ci fosse fine.
Le telecamere del comune, alle 2 di notte, nei giorni precedenti alla macabra scoperta della bara profanata della ragazza , avvenuta il 23 marzo, hanno immortalato la sagoma e l’andatura di un uomo proprio davanti al cimitero di Strozza, ossia in quello della profanazione della bara della modella 29enne, insieme ad un’auto, inquadrata solo parzialmente.