I risultati preliminari dell’esame forense confermano che la bambina di 11 anni, trovata morta il 4 giugno, è stata violentata e tenuta prigioniera. Mentre le prove del DNA incriminano direttamente il principale sospettato, cresce l’indignazione nazionale per gli ostacoli burocratici e le carenze sistemiche che hanno ritardato il caso.
L’orrore confermato dalla medicina legale
L’emozione è cruda e l’orrore assoluto. Tramite il loro avvocato, i genitori della piccola Lyhanna hanno espresso profondo disgusto misto a immensa rabbia in seguito ai primi risultati dell’autopsia. Il referto preliminare rivela che la ragazzina di 11 anni è stata violentata, imbavagliata e che le sue mani e caviglie sono state legate durante la sua terribile esperienza. L’analisi forense ha appena raggiunto un traguardo cruciale con l’identificazione del DNA di Jérôme Barella, il principale sospettato in questo caso, sul corpo della vittima.