
Il tribunale ha inoltre appreso che l’aggressione è stata estremamente rapida, della durata di circa quattro minuti e trentanove secondi. Secondo le prove presentate, diversi detenuti sono entrati in successione nella cella della vittima prima che venisse trovata gravemente ferita. L’accusa sostiene che la vittima abbia riportato molteplici ferite da arma da taglio, stimate in circa venticinque, con conseguenti lesioni mortali agli organi vitali. Il corpo sarebbe stato scoperto solo la mattina successiva, durante l’appello. L’accusa ha sottolineato la natura premeditata dell’aggressione. Il procedimento si è concentrato anche sulle condizioni di detenzione e sulla classificazione dei detenuti all’interno della struttura.
Le prove fisiche e le testimonianze
Secondo l’accusa, le riprese delle telecamere di sorveglianza e le testimonianze presentate in tribunale hanno dimostrato che tre detenuti – Lee Newell, Mark Fellows e David Taylor – hanno seguito Kyle Bevan nella sua cella prima di uscirne pochi minuti dopo. Gli investigatori hanno anche rinvenuto armi improvvisate, tra cui un pezzo di metallo e altri oggetti nascosti nella cella. Alcuni oggetti sarebbero stati trovati nascosti dietro un televisore o in contenitori appartenenti ai detenuti. Le riprese delle telecamere di sorveglianza avrebbero mostrato i sospettati lasciare la struttura con un atteggiamento descritto dall’accusa come “soddisfatto”. Un’arma improvvisata sarebbe stata trovata dietro un televisore, ricoperta di tracce del sangue della vittima. Altri oggetti pericolosi sarebbero stati nascosti in un contenitore di salsa chili in una delle celle dei detenuti. Gli investigatori hanno osservato che la durata esatta dell’aggressione è stata stimata in quattro minuti e trentanove secondi, sulla base delle prove raccolte.
Un processo tuttora in corso e seguito con grande attenzione.

Gli imputati, che negano le accuse, sono attualmente sotto processo presso i tribunali britannici. Il procedimento si concentra sulle circostanze esatte dell’aggressione e sulla responsabilità di ciascun individuo coinvolto. Il caso mette in luce le tensioni esistenti in alcune carceri di massima sicurezza del Regno Unito e le difficoltà legate alla gestione di detenuti considerati particolarmente pericolosi. In tribunale è emerso anche che il carcere di Wakefield ospitava una maggioranza di detenuti considerati vulnerabili, il che ha alimentato il dibattito sull’organizzazione interna della struttura. Gli inquirenti hanno inoltre menzionato il soprannome “Ice Man” dato a uno dei detenuti coinvolti, un dettaglio emerso durante le udienze. Questi elementi sono stati presentati nell’ambito del processo in corso, con tutti e tre gli imputati che negano le accuse. Il corpo della vittima è stato ritrovato solo la mattina successiva durante un giro di pattuglia di routine delle guardie. Il caso continua ad attirare una notevole attenzione mediatica nel Regno Unito.