I numeri fanno chiaramente riferimento alle temperature dell’aria superficiale (“meteorologica”), a circa 2 metri dal suolo, lo strato più basso dell’atmosfera terrestre in cui ci muoviamo e respiriamo. Se consideriamo le temperature del terreno la situazione è sensibilmente peggiore, come mostrano i dati diffusi oggi, giovedì 25 giugno, dall’Agenzia Spaziale Europea. L’ESA spiega infatti che materiali e superfici come asfalto, sabbia, roccia e pavimentazione trattengono il calore proveniente dalla radiazione solare, raggiungendo così temperature ben superiori a quelle dell’aria. In alcuni casi sono stati rilevati picchi superiori ai 55 °C, come evidenzia la mappa dell’ESA (rosso e viola rappresentano le temperature più alte). I metalli delle ringhiere e altri materiali possono arrivare tranquillamente anche a 80 °C e oltre.
“Il satellite ha rilevato temperature al suolo di 48 ºC a Madrid, 44 ºC a Roma e 46 ºC sia a Poitiers, in Francia, che a Saragozza, in Spagna. Le temperature al suolo nel Nord Africa sono visibilmente più elevate, con punte di 49 ºC a Tunisi”, evidenzia l’Agenzia Spaziale Europea. La situazione è peggiore di quella osservata nell’anomala ondata di caldo estremo registrata a maggio, in cui l’indicatore dell’ESA era fermo a temperature “> di 50 °C”, mentre nella nuova mappa, in cui i colori viola rappresentano i più caldi in assoluto, si superano i 55 °C. Oltre che su buona parte del Nord Africa, il viola è presente a chiazze anche in Spagna centro-settentrionale e in Francia nord-occidentale. In Italia si notano sfumature viola su alcune porzioni della Sicilia, nel Lazio centrale e in Puglia.
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Il satellite a cui si fa riferimento l’ESA è il Sentinel-3 del programma europeo Copernicus, che è dotato di quattro strumenti scientifici principali. Fra essi ve n’è uno eccezionalmente preciso nel rilevare le temperature superficiali, sia sulla terraferma che sul mare: si tratta del Sea and Land Surface Temperature Radiometer (SLSTR). È un radiometro a doppia vista in grado di rilevare lo stress termico grazie ai suoi molteplici sensori, che operano in diverse bande “captando” sia la radiazione emessa che quella riflessa delle superfici. Ciò permette di ottenere un dato estremamente preciso, preziosissimo negli studi di climatologia, meteorologia e oceanografia, ma anche in agricoltura e nella gestione delle emergenze, proprio come l’attuale ondata di calore ma soprattutto gli incendi.