Luigia uccis* a coltellate dal marito: “Non è femminicidio” (1 / 2)

Luigia uccis* a coltellate dal marito: “Non è femminicidio” (1 / 2)

Il caso impone prudenza, perché una formula giuridica non può dipendere soltanto dal rapporto tra la donna e l’autore. Servono riscontri sul movente e sulle circostanze, che gli inquirenti cercano attraverso testimonianze decisive e nuovi accertamenti tecnici.

Le informazioni emerse finora aiutano a chiarire il quadro. Le indagini dovranno approfondire rapporti, tensioni e possibili precedenti, mentre la scelta della Procura è profondamente legata alle prove disponibili e alle conseguenze giuridiche. In seconda pagina scopriremo di più sulla notizia.

Luigia Fortunato33 anni e originaria di Cerignola, è stata assassinata nella casa di Loreto, in provincia di Ancona, dove viveva con il marito Sami Khemaies. L’uomo, 39 anni, ha ammesso la propria responsabilità e si è presentato ai carabinieri. Il gip ha disposto la custodia in carcere per omicidio volontario aggravato.

La Procura non ha invece contestato, almeno in questa fase, il femminicidioNon sarebbero ancora emersi elementi sufficienti per sostenere che il gesto sia stato determinato da discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dalla volontà di limitare la libertà della donna. Il capo d’imputazione potrà comunque cambiare durante le indagini.

I coniugi vivevano da separati sotto lo stesso tetto e attraversavano una fase di forte conflittualità, anche per la gestione del figlio. La sera del 9 luglio sarebbe scoppiata una nuova lite, mentre il bambino si trovava dalla nonna. Luigia sarebbe stata raggiunta da diversi colpi inferti con un coltello ritrovato nell’abitazione.

Khemaies ha sostenuto di essere stato minacciato dalla moglie durante la discussione e di averla colpita dopo averle sottratto l’oggetto affilato. La versione deve essere verificata dagli investigatori. Un’ispezione chiarirà l’origine di un segno profondo alla sua mano, mentre l’autopsia ricostruirà la dinamica del fatto e il numero dei segni inferti.

La legale della famiglia ha invitato a evitare qualsiasi colpevolizzazione della donna, ricordando che le indagini sono ancora aperte. Il centro antiviolenza ha sottolineato che l’assenza di precedenti denunce non esclude automaticamente una possibile matrice di genere. La qualificazione definitiva dipenderà dagli elementi raccolti e dalla ricostruzione del movente reale.

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