Doña Victoria si fece avanti, la voce tremante ma cercando comunque di non perdere l’orgoglio. “Questa è una bugia! Eri solo una ragazza senza un soldo, venuta dal nulla!”
«Ti ho lasciato credere che fosse così perché volevo un marito che mi amasse per quello che sono, non per la ricchezza della mia famiglia», disse Elena, avvicinandosi a loro. «Ma tu mi hai mostrato esattamente chi sei. E mentre io facevo la parte della casalinga tranquilla, ti sei dimenticato di guardare attentamente chi, in silenzio, finanziava i prestiti dell’azienda di famiglia.»
Il rappresentante della banca si fece avanti e porse ad Alejandro una spessa cartella.
«Signor Mendoza», dichiarò ufficialmente il rappresentante, «a causa di una recente ristrutturazione e del ritiro del capitale di investimento principale da parte di Varela Enterprises, le linee di credito della sua famiglia sono state congelate. Gli immobili aziendali a Guadalajara sono ora sotto esame per un possibile pignoramento».
Alejandro lasciò cadere la cartella, i fogli si sparsero sul pavimento immacolato. Guardò Elena, con gli occhi pieni di puro panico. “Elena, ti prego… possiamo parlarne. Siamo una famiglia.”
« Eravamo una famiglia», lo corresse Elena bruscamente. Volse lo sguardo oltre di lui, verso i trentadue volti attoniti e terrorizzati del clan Mendoza, venuti a deriderla.
Voltò loro le spalle e si diresse verso la grande sala da pranzo dove era stato preparato un sontuoso banchetto, ma non per loro.
«Oggi portano fuori la spazzatura», disse Elena voltandosi di spalle, la sua voce che risuonava con assoluta autorità. «Julián, accompagnali ai cancelli. Possono andare.»